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Fondazione Alberto Burri

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Fondazione Alberto Burri.

Giovanna, esperta d’arte moderna, mi ha accompagnato in un viaggio all’interno della vita e delle opere di Alberto Burri, artista degli anni ’50.
A Città di Castello, comune dell’Umbria in provincia di Perugia si trova la sua più grande e completa collezione in quanto lui nasce lì nel 1915, anche se molti non lo sanno, ed sceglie la sede della sua Fondazione, le opere e la disposizione di esse all’interno prima di morire a Nizza nel 1995.

La sua carriera artistica non inizia subito in quanto lui è un medico e prima del ’43 lavora come tale. Comincia a dipingere dapprima in America, poi a Roma e poi torna a Castello perché è comunque legato alla tradizione.
Nel ’78 inizia a lavorare a Palazzo Albizzini che viene poi aperto, come parte della Fondazione, solo nel 1981 mentre nel ’76 gli vennero concessi gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello aperti poi al pubblico come sede espositiva nel ’90.

Burri inizia con la pittura figurativa per poi passare ad usare i materiali per formare le sue opere.
Quello che ti sto per dire ti potrà risultare strano ed incomprensibile ma … il suo linguaggio non ha mai un significato che va aldilà della bellezza.
Per lui è la realtà, e quindi la materia, che simula la pittura.
La Fondazione di Palazzo Albizzini, nella quale sono conservate 130 opere dell’artista del periodo 1948-1989, inizia con un pannello fatto per Fiat che poi negli anni Burri ricompra dalla concessionaria stessa che non lo esponeva più.
Ma la prima vera opera della collezione è Nero 1 del ’48 che racchiude in sé alcuni elementi essenziali per l’artista come la fiamma che crea forme, immagini e colori, il nero, il rosso, il quadratino azzurro.
Non vuole evocare simboli e quindi anche i titoli delle sue opere sono nomi della materia o del colore utilizzato.
Fondazione Alberto Burri
Se guardi le sue opere non devi vederci un significato specifico, ma devi godere degli elementi decorativi prettamente estetici e con molti riferimenti sessuali espliciti. Egli voleva dimostrare che si può creare un quadro anche con materiali non consoni alla pittura stessa. E si chiedeva: Perché simulare quando posso fare i colori e le forme direttamente con la materia?
In lui scultura e pittura non sembrano così diverse.
Vedi la serie dei Gobbi, con la quale inserisce il quadro nello spazio usando elementi di legno o metallici.

Dopo aver sperimentato ed abbandonato il figurativo inizia a lavorare ed a inserire nella sue opere catrami, muffe, tagli e buchi su tele, sacchi e vestiti, plastiche bruciate, sperimenta il legno per la serie delle combustioni e senza aggiungere colori ottiene sfumature diverse, i cretti con le loro fratture, i ferri, il cellotex cioè un impasto di legno dove il Burri incide.
L’abbandono di un materiale avviene solo quando questo non gli evoca più nessuna nuova immaginazione.
Burri si dedica anche alla scultura monumentale, a scenografie di teatro e a grafica.

Negli Ex Seccatoi del Tabacco, situati appena fuori città, sono invece conservate 128 opere del periodo 1970-1993 del Burri. Immense sale con delle opere altrettanto gigantesche che vengono dedicate a vari temi tra cui il viaggio. Qui l’artista non crea più una singola opera ma un insieme di opere, un ciclo.
Fondazione Alberto Burri
Fino ad un mese fa non sapevo nemmeno dell’esistenza di questo luogo ed ora mi ci sono ritrovata quasi per caso. Spero davvero in futuro di tornarci per vedere tutte le opere con più calma e spero che anche tu, se ami Burri, e non sapevi dell’esistenza di questa Fondazione andrai a scoprirla perché l’arte deve essere divulgata.
Contatti
Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri
Via Albizzini 1
Città di Castello (PG)
Tel: 075 855.98.48
E-mail: info@fondazioneburri.org

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Fondazione alberto burri
L’arte di Burri che si fonde con l’arte della natura. Città di Castello è stata una piacevole e deliziosa sorpresa per me.