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Varanasi, la città santa dell’India

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Varanasi: la città santa dell’India.

“No, non possono piangere, altrimenti l’anima si appesantisce e non è libera di lasciare il corpo. Ecco perché le donne non possono partecipare, il loro dolore è troppo forte.”

Siamo a Varanasi, la città santa dell’India e per gli Induisti, dedicata al dio Shiva. Lungo le rive del fiume Gange ogni giorno vengono bruciate 300 persone, si crede infatti che bruciando il corpo sulle rive di questo fiume l’anima del defunto potrà finalmente liberarsi dal Samsara, il ciclo delle morti e delle rinascite e così mettere fine a questa illusione che è la vita.

Varanasi, la città santa dell’India

L’India è intensa. Mucche, clacson, strade rotte, il profumo delle spezie, la merda per terra, persone, persone e ancora persone … ovunque.

Le orecchie si riempiono di suoni, gli occhi vedono cose alle quali non sono abituati e una sensazione particolare inizia a prendere forma. Ogni giorno è un giorno pieno.
Gli sguardi per strada, l’oscillare della testa per dire si, le foglie del tè lasciate in infusione direttamente con il latte per fare il tanto amato chai, gli indù, i musulmani e i sikh per strada, un bollino rosso nella fronte o un turbante avvolto nella testa, i saree colorati delle donne e i riti, i rituali e le credenza di questo popolo. Ogni giorno c’è una lezione da imparare.

Varanasi, la città santa dell’India

Ma veniamo a noi, veniamo a Varanasi e iniziamo con una piccola premessa. Stai venendo in treno? Mettiti comodo. Molto comodo. Oltre ad esserci le tratte a essere già di per sé molto lunghe, circa 12/14 ore, sia da Delhi che da Calcutta, ci sono i treni che fanno tardi. E non tardi tipo mezz’ora, fanno tardi tipo cinque o sei ore, così, in scioltezza.

Un piccolo consiglio: i treni vanno prenotati in anticipo, direttamente alla stazione o tramite un’agenzia, fai come vuoi, ma prenotali.
Cosa succede se no? Non parto? No, no magari parti comunque ma i biglietti che ti vendono in stazione il giorno della partenza sono quelli per la “general class”. Immaginati il treno più affollato in cui sei mai stato in vita tua, aggiungici le stesse persone anche nei ripiani in alto dove dovrebbero starci le valige; sdraiate, sedute e come capita, e finisci con un odore che viene dal bagno decisamente importante. Ecco ci sei quasi. Non hai trovato nessun posto seduto e ti devi fare una notte in treno. Ora ci siamo.
Nei treni in India, ci sono diverse classi, specialmente per quelli notturni. Già nella Sleeper Class, che è quella più economia subito dopo la “general”, se sei una persona che si adatta puoi starci senza problemi, anzi è anche un ottimo modo per conoscere un po’ più a fondo gli indiani.

Arrivati a Varanasi ci sono alcuni templi, un’università bellissima e tante altre cose da vedere, ma quello che sicuramente caratterizza questa città e che non puoi proprio perderti sono i Ghat lungo il Gange e gli stretti vicoli per arrivarci.

Varanasi, la città santa dell’India

Ogni giorno all’alba all’Assi Ghat e al tramonto al Dashashwamegh Ghat, c’è una cerimonia. Sono durante queste ore che conviene prendere la barca e fare un giro per vedere la città che piano piano si sveglia oppure mentre viene avvolta dalla luce dorata del tramonto.

Ti consiglio comunque di venire a passeggiare lungo il fiume anche durante il giorno o la sera per bere qualcosa nei caffè in cima alle scalinate. Sono in questi momenti che vedrai le vere scene di vita quotidiana.

Varanasi, la città santa dell’India

A Varanasi la morte diventa attrazione, aspirazione e qualcosa con cui semplicemente convivere tutti i giorni. Manikarnika Ghat, è questo il nome del Burning Ghat principale dove avvengono le cremazioni.

Venire qua è un’esperienza e può essere anche un po’ forte.

Corpi avvolti dai teli colorati vengono messi sopra la legna e piano piano iniziano a bruciare.
Un po’ alla volta iniziano a spuntare la bocca e il viso dei defunti. Le gambe e le braccia iniziano a prendere fuoco. Le parti del corpo iniziano a somigliare sempre più alla legna. Qualcuno con un bastone sistema meglio il corpo sopra il fuoco o rigira la gamba che non sta bruciando … fino a che non rimangono solamente le ossa e un mucchio di cenere.

E così, in pochi minuti, non c’è più niente. La vita era già stata presa, ma quello che è il corpo, quella cosa fisica a cui siamo abituati ad affidare le nostre certezze e con cui ci identifichiamo come persone, in pochi minuti semplicemente sparisce, non c’è più. E cosa rimane quindi? Davanti a questa scena paradossalmente quelle che sono state le azioni della persona che muore assumono un valore più alto e concreto. Un qualcosa che realmente rimane dentro ai parenti e agli amici che assistono. Le ceneri, invece, finiscono nelle profonde acque del Gange.

Varanasi, la città santa dell’India

Nella cultura Hindù le bare non esistono e ci sono solo alcuni corpi che vengono sotterrati o lasciati affondare nel Gange invece di essere bruciati: gli uomini santi e i bambini che non hanno ancora compiuto due anni, perché la loro anima non ha bisogno di essere purificata e le vittime di suicidio, di assassinio e di qualche altra violenza perché la loro anima non avrà mai pace.

C’è una cosa che noterai stando qua. Non ci sono lacrime. Si crede infatti che le lacrime appesantiscano l’anima del defunto, impedendogli così di lasciare il corpo. Ecco perché non vedrai donne in questo luogo: “perché le donne piangono troppo”.

Il nero, le facce affrante e il dolore nell’aria che si percepisce durante i nostri funerali sembrano una cosa lontana, diversa. Difficile da dire, tempo perso giudicare.

Prima di essere portato in questo Ghat il corpo del defunto viene preparato dentro casa con una cerimonia, avvolto da teli e trasportato per le strade fino alle rive del Gange; qua viene immerso in acqua per essere purificato. L’uomo che vedrai vestito di bianco e con la testa appena rasata è il parente più vicino alla vittima e colui che porta avanti il rito.

Riti, rituali e caste. La morte si crede che sia contagiosa e così solo la casta degli intoccabili può toccare i defunti. Alla fine, con l’acqua e il fango fino alle caviglie cercheranno tra le ceneri per trovare i resti di qualche orecchino, bracciale o dente d’oro.

Questa è l’India. O meglio, un pezzettino di una cultura e di una nazione così vasta da far venire le vertigini.