Viaggi e Web 2.0

Cronache dai margini

Cronache dai margini.

In un giorno qualunque ho conosciuto Matthias. Scorrendo gli eventi che Facebook mi proponeva ne ho trovato uno molto interessante. Trattava di viaggi, di storie, di volontariato. Mi sono incuriosita e documentata e ho deciso di andare a conoscere Matthias personalmente all’evento che era in programma presso la Bottega Mondo Solidale di Chiaravalle.
Ho ascoltato la sua storia, mi sono innamorata del suo progetto e ho scambiato con lui chiacchiere e sorrisi sinceri.
Un percorso che vale davvero la pena condividerlo con te che leggi questo blog e che può essere perfettamente inserito nella rubrica #iovolontarionelmondo.
Vuoi scoprirne di più? Leggi l’intervista che ho fatto a Matthias!
Cronache dai margini

1) Come è nata la tua passione per il viaggio?
Diciamo che la condizione, lo stato mentale del viaggio è sempre stato insito in me fin da bambino. Ricordo, già all’età di 6-7 anni, lunghe scorribande in macchina nel Nord Europa insieme ai miei due fratelli e i miei genitori. Spesso mi appisolavo nel baule, tra coperte, provviste e zaini. Sicuramente il tutto mi ha aiutato ad aprire gli orizzonti e non aver paura di ciò che può nascondere il mondo.

2) Quando hai deciso di intraprendere questo percorso?
La mia vera passione non è il viaggio, come molti credono, bensì raccontare storie.
Cronache dai margini
Certo, dopo un po’ che sono fermo ho voglia di vedere, muovermi altrove, esplorare, ma il percorso del reporter, scrittore, fotografo (anche se non credo di essere tale) è iniziato proprio per questo: raccontare storie e vedere realtà dimenticate, estranee alla nostra quotidianità. Ho cominciato all’età 19 anni, recandomi in Bosnia per raccontare l’eredità lasciata da una terribile guerra a due passi da casa. Guarda caso scoppiava nel 1992, mio anno di nascita.

3) Sei stato ispirato da qualcuno?
Sono cresciuto leggendo i libri di Terzani, Kapuscinski ed altri viaggiatori/reporter quindi sicuramente, in qualche modo, sono stato ispirato dalle loro parole, dai loro appunti, dal loro stile di vita. Mi sono innamorato di questa vita che ti può mettere in relazione con persone stupide e intelligenti, stronze e simpatiche, ricche o povere. Ti senti parte di tutto, viaggiando e scrivendo. Quel tutto che chiamo umanità.
Cronache dai margini

4) Come scegli le tappe dei tuoi viaggi e i vari focus per i tuoi reportage?
Le tappe del viaggio vanno in base alla parte di mondo che mi interessa raccontare. Per esempio, muovendomi verso est, verso oriente, contatto associazioni che operano lungo il percorso per definire un itinerario preciso in modo da raccontare tematiche precise come le mine in Cambogia o le adozioni in Kosovo. Ho già in mente cosa voler raccontare nello specifico, ma viaggiando via terra, senza aerei, ma solo con bus o treni ho sicuramente del tempo per confermare i vari contatti sul posto, pensare, informarmi, leggere prima ancora di andare sul campo.
Cronache dai margini

5) Prima di partire contatti le associazioni locali. In che cosa ti aiutano? Vuoi farci un esempio raccontandoci una delle tante esperienze che hai vissuto con loro in loco?
Le associazioni locali il più delle volte mettono a disposizione un volontario e interprete del posto, il quale mi seguirà per tutto il tempo (o quasi) del mio soggiorno. Grazie al loro prezioso aiuto posso allontanarmi dalle rotte turistiche o battute da “normali” viaggiatori relazionandomi spesso con realtà dimenticate, pochissimo raccontate ma che nascondono una bellezza unica. Finito il reportage poi diffondo le storie raccolte citando l’associazione, i progetti, le attività che portano avanti. Dal canto loro invece promuovono le mie fotografie o i miei racconti sui loro siti o pagine online in modo da raggiungere nuovi interessati. Come esempi potrei raccontarti di quella volta che sono entrato clandestinamente in Siria (due volte) grazie ai volontari di una associazione italiana con sede a Monza. Dovevano distribuire degli aiuti umanitari all’interno dei campi sfollati siti a pochi km dal confine turco, cosi mi sono unito a loro e grazie al loro appoggio ho potuto raccontare le storie dei civili in fuga, scattare foto, le quali hanno dato poi vita ad una mostra e campagna di aiuti. Oppure di una associazione mongola con sede a Ulan Bator, la quale mi ha accompagnato in una discarica fuori città in cui vivono e lavorano tantissimi bambini senza nome.

6) Dici che questo, purtroppo, non è il tuo lavoro ma la tua passione. Come ti finanzi i viaggi?
Purtroppo non è un lavoro è vero. Come attività redditizia faccio questo sia chiaro, mi muovo, scavo, racconto, collaboro, allestisco mostre qua poi là, torno qui e riparto per di là. Collaboro con le scuole elementari della provincia, insegno rugby nelle scuole medie, vendo materiale come fotografie o libri durante conferenze e incontri. Tiro avanti soprattutto grazie all’aiuto di amici, conoscenti, parenti, i quali, tramite piattaforme online come il crowdfunding (raccolta fondi) mi aiutano a mettere in piedi i miei nuovi progetti. Arranco, ma per ora in qualche modo resisto. È una passione, e forse è la cosa più importante anziché magari svolgere un lavoro senza passione o inseguire una passione, un sogno senza avere un lavoro fisso. Quale è la cosa peggiore?

7) So che hai scritto un libro e un altro uscirà a breve. Di cosa parlano?
A Maggio ho scritto e pubblicato il mio primo libro: “Verso Est – appunti di viaggio” il quale racchiude tutti gli appunti e storie vissute a cavallo tra il 2012 ed il 2014. All’interno si possono leggere storie raccolte durante la guerra in Siria o Ucraina, i campi sfollati in Georgia, le mine antiuomo in Bosnia o le proteste in Turchia e Bulgaria. Gli appunti sono volutamente lasciati come sono stati scritti, proprio per non tradire le emozioni e gli attimi vissuti in quel preciso momento, senza contaminare il tutto con nuove riflessioni venute poi.
Cronache dai margini
Ora sto scrivendo il secondo libro: “Oltre l’est – cronache dai margini” una sorta di continuo del primo, ma che racchiude tutte le storie vissute durante il mio ultimo e lungo progetto “Il volto dell’altro”. Un viaggio quasi esclusivamente via terra fino in Oriente durato circa 6 mesi. Sarà dura scriverlo!

8) Qual è il paese che hai visitato al quale sei rimasto più affezionato e perché?
Sembra impossibile decidere quale paese mi è rimasto più dentro. Davvero difficile perché il più delle volte ho visto e raccontato storie difficili come guerre, eredità belliche, migrazioni ecc quindi sono le storie del posto che pesano, al di là del paese in sé. Ovunque ho trovato un’ospitalità ed una bellezza unica ma se proprio dovessi scegliere direi la Mongolia. Un paese da me poco visitato visto la grandezza, ma che è stato in grado di mettermi in contatto con una natura fortissima. Angoli di mondo mai toccati dall’uomo dove la natura non ha ceduto il passo alla globalizzazione. Tante famiglie vivono ancora di pastorizia e nomadismo, si contano solo 3 milioni di persone (1.8 nella capitale) in una superficie grande quasi quanto l’Europa. Alcuni si orientano ancora con le stelle o le ossa bruciate delle pecore. Molti sono sciamani e tramandano antichi riti. Mi ha colpito e mi piacerebbe tornarci prima che la macchina del consumo mangi anche gli ultimi angoli delle steppe mongole. Se già non è successo?!

9) Nei tuoi viaggi sei sempre andato verso est….hai intenzione di andare anche verso ovest prossimamente? Come mai questa scelta?
Iniziando dalla Bosnia, come fosse automatico ho sempre proseguito verso Est! Non c’è una scelta precisa, solo che l’occhio andava da solo verso destra guardando la mappa appesa in camera. Fin da bambino volevo raggiungere l’Asia via terra e vedere la geografia, le facce, gli odori cambiare lentamente, ora che sono tornato dall’ultima avventura, chissà, forse cambierò direzione! Sicuramente sud America o Africa mi attirano. Ovest o Sud?

10) Se ci fossero ragazzi interessati a vivere viaggiando e facendo del volontariato con le varie associazioni locali cosa consiglieresti?
Chiunque, inconsciamente, pensa che per viaggiare servono sempre e solo soldi. Questo non è vero secondo me! Esistono tanti modi per viaggiare a poco, economicamente come il wwoof (dare una mano nelle fattorie di tutto il mondo per 3-4 ore al giorno ma avere in cambio vitto e alloggio. Unito ad un mezzo gratuito come i piedi o una bicicletta, capisci che viaggiare quasi gratis è possibile). Oppure si può sempre chiedere disponibilità tramite il Couchsurfing (dormi sul divano di eventuali universitari o personaggi vari risparmiando i soldi di un hotel o ostello). Il vero problema è la mancanza di tempo. Ormai tutti corrono, sudano, vanno di fretta, le vacanze o i viaggi sono sempre contati, striminziti all’interno di pochi giorni. Ma per chi volesse fare volontariato o aiutare le associazioni sparse nel mondo, dico che è una cosa molto bella, utile e semplice. Puoi approfittarne anche per imparare una lingua! Il mio consiglio è buttarsi e avere la forza di seguire la propria strada, non avere il timore dell’altro bensì rotolare e scoprire se stessi. Se la propria strada non è ancora chiara, buttati comunque. L’alternativa quale è? Cammina e forse lo scoprirai.
Cronache dai margini

11) Viaggiare da solo è stata una scelta? Perché?
Viaggiare sempre da solo si, è stata ed è una scelta. Il miglior modo secondo me per raccontare storie e interagire con una cultura estranea. In due già crei diffidenza, ostilità a volte, invece da solo è più semplice, empatico, genuino. In passato è bastato tirare fuori un taccuino per essere sommerso dalla comunità del posto o da bizzarri personaggi locali. Un altro motivo per cui viaggio solo è perché mi preoccuperebbe avere un amico/a al mio fianco in situazioni difficili, quando sei in contatto con guerre, sfollati, povertà o miseria. Preferisco prendere scelte autonomamente e vivere il tutto, immagazzinarlo in me senza una figura conosciuta al mio fianco. E comunque non sono mai solo completamente! Porto sempre un sacco di libri con me! Solidi e pesanti libri ehehehe.

12) Il materiale dei tuoi reportage viene poi inviato anche alle associazioni che collaborano con te durante il tuo viaggio? Oppure rimane solo materiale per i tuoi libri e incontri?
Questa domanda si allaccia alla risposta numero 5. Gli appunti veri e propri, i nomi, l’età, le storie le tengo per me, per scrivere successivamente un libro, ma il resto del materiale sono solo contento di condividerlo proprio per raggiungere nuovo persone e creare ponti verso queste realtà “sotterranee”. È capitato poche volte che vendessi un articolo o reportage a qualche giornale.

13) Al ritorno dai tuoi viaggi organizzi mostre, incontri e dibattiti. Come sono le reazioni delle persone? Ti danno la forza per continuare a puntare al tuo obiettivo: viaggiare per raccontare?
Quando torno da un viaggio e incontro tante persone interessate ai miei lavori mi fa molto piacere, oltre a darmi un sacco di forza e determinazione. Ripeto sempre che riportare a casa certe testimonianze sarebbe quasi inutile se non ci fossero ancora persone attente e sensibili verso determinate dinamiche del nostro mondo. Quindi assolutamente si, la forza viene dal basso ed è cosi che vorrei continuare in futuro, sempre se continuerò. Viaggiare si, ma soprattutto tornare per raccontare. Il miglior pubblico sono sempre i bambini, capaci con la loro sensibilità e semplicità di porti domande molto personali, sottili ma in grado di lasciar trapelare tutta l’essenza del viaggio, del racconto, come ad esempio: “come ti senti a tornare a casa dopo aver visto tante cose brutte?”. Il più delle volte i grandi mi domandano che lingua parlo, che macchina fotografica uso … in pochi scavano dentro di sé. I bambini salveranno il mondo.

14) Hai progetti futuri che vuoi svelarmi in anteprima? Ti piacerebbe che questo diventasse il tuo lavoro?
Certo che ti svelo i miei progetti futuri, è un piacere! Tra conferenze, mostre, rugby, tour vari in Italia ed il nuovo libro in arrivo mi fermo un po’. Chiudo per qualche tempo (forse) con l’estero. Sto buttando le basi per intraprendere un nuovo progetto mirato a raccontare l’Italia, le Marche nello specifico. Viaggiare per la nostra regione raccontando le ultime tracce di un mondo in procinto di scomparire. Gli ultimi pastori, contadini, nonni, ricordi di guerra, mestieri di una volta, sagre, tradizioni. Tornare alle origini, scoprire il passato, il contatto con la terra, riscoprire la semplicità ed il contatto con la natura. Vorrei fare questo e cominciare da questa estate a viaggiare per campagne e paesetti. Lo spero tanto, è un progetto molto lungo e difficile ma di estrema importanza secondo me! Per quanto riguarda un mio eventuale lavoro, si, sarei contento di continuare a scrivere e girare, mi è sempre piaciuto fare ciò, ma sento ancora più l’interesse di coltivare la terra, quindi forse mi inventerò contadino. Perché no? Bere vino, suonare l’organetto, giocare a rugby e coltivare. Sarà possibile in questo mondo sempre più ridotto al lastrico?

Allora, ti sei innamorato anche tu dei progetti di Matthias?!
Ti consiglio di comprare il suo libro per non perderti le sue cronache dai margini e ti auguro che capiti anche a te, un giorno, la fortuna, di conoscerlo dal vivo.

Bravo Matthias continua così, io credo fortemente in quello che fai. E penso di non essere l’unica.

Per altre storie entusiasmanti e avvincenti non perdere mai di vista la rubrica #iovolontarionelmondo.