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India, volontariato con AIESEC

Lead like a woman: l’avventura di Desiree in India, il volontariato con AIESEC.

Anche in Giugno torna la rubrica #iovolontarionelmondo. Questo mese ospito Desiree, una ragazza che ha fatto un’esperienza di volontariato con AIESEC.
Lascio a lei la parola, il suo racconto è qualcosa di meraviglioso.

India, volontariato con AIESEC

Il primo contatto con AIESEC

Luoghi comuni ed etnocentrismo sono crollate davanti a tutta l’umanità e l’empatia che il popolo indiano mi ha donato”.
Sembrava una mattina come tante altre: caffé e cornetto al volo, cuffiette nelle orecchie, passo veloce per non arrivare in ritardo alla lezione di Sociologia. Entrata in aula, però, alla cattedra non c’era il solito professore, bensì una ragazza sorridente: era una volontaria di AIESEC venuta a parlarci delle varie opportunità di volontariato all’estero offerte da questa associazione.
Avendo già vissuto in passato in Inghilterra a contatto con persone di culture molto diverse dalla mia, l’idea di poter riprovare quell’adrenalina di vivere lontano dalla propria routine, di uscire dalla mia comfort zone, di “tuffarmi” in un lago inesplorato mi piaceva troppo e così decisi di tuffarmi di nuovo, ma lanciandomi da uno scoglio ancora più alto: decisi di partecipare ad un Global Volunteer in India (esperienza di volontariato con AIESEC). Iscrizione al portale, intervista con il comitato ospitante, rinnovo del passaporto e, in un lampo, era arrivato settembre, il momento di partire.

Si vola in India

Appena uscita dall’aeroporto di Mumbai, la prima cosa che mi colpì fu l’altissima umidità in India (la stagione delle piogge va da luglio a settembre), e nonostante sia più fresco rispetto alla stagione secca (dove si raggiungono anche i 40°), per chi non è abituato a un clima tropicale anche le temperature più basse sono difficili da sopportare. Lo sconforto iniziale è sparito presto, lasciando spazio a una vegetazione prorompente che si intravedeva già dal parcheggio dell’aeroporto: palme altissime e alberi maestosi si attorcigliavano tra di loro, chiome e radici si impossessavano dei palazzi e dei marciapiedi della città, fitte liane creavano archi naturali da un lato all’altro della strada, mentre foglie di mille colori diversi incorniciavano il paesaggio.

Il primo impatto

L’India mi ha messa alla prova fin da subito, infatti, nei primi giorni, ho pensato spesso di mollare tutto e tornare a casa, mi sono sentita quasi soffocare da un senso di inadeguatezza, “schiacciare” dal senso di sconfitta: essere messa di fronte ai propri limiti, prendere coscienza delle proprie paure non è facile. Grazie ad una forza di volontà (che non pensavo di avere) e all’appoggio degli altri volontari, più i giorni passavano più mi sentivo a mio agio nel caos avvolgente della città, non ero più la ragazza occidentale che evitava le pozzanghere per paura di bagnarsi i piedi, che stava alla larga dallo street food locale pensando di potersi ammalare, bensì ero quella che spronava i nuovi volontari a lasciarsi andare, che sorrideva quando il suo tuk tuk faceva slalom tra le auto come in un rally, che assaggiava il cibo tra i mercatini e chiacchierava con i commercianti.

India, volontariato con AIESEC

Global Volunteer. Cosa mi ha dimostrato

Il mio Global Volunteer mi ha dimostrato quanti preconcetti e pregiudizi abbiamo in Occidente sui Paesi in via di sviluppo e sulla presunta carenza di educazione in questi Paesi: durante un viaggio in treno Mumbai-Jaipur, nonostante il caldo, nonostante le molte persone in uno spazio molto piccolo, nonostante le 17 ore di viaggio, nessuna delle donne su quel vagone mai si lamentò e, anzi, tutte loro si sono mobilitate per far sedere me e le mie compagne di viaggio e farci sentire il più a nostro agio possibile, nonostante la situazione difficile.
Nonostante in India i modi di porsi nei confronti dell’altro siano più diretti e forti rispetto ai nostri, quel viaggio in treno fu la realizzazione dell’educazione e del rispetto reciproco anche in mezzo al disordine.

Volontariato con AIESEC

Grazie al progetto AIESEC, ho lavorato per un mese e mezzo in Safe N’ Happy Periods, un’organizzazione tutta al femminile che si occupa di sostenere le donne indiane vittime di una società in cui le mestruazioni vengono percepite come un taboo.

India, volontariato con AIESEC

In diverse zone rurali, infatti, se hai il ciclo sei considerata impura, sporca, oltre a rischiare molte infezioni dovute alle scarse condizioni igieniche in cui le persone vivono. Sarika, la fondatrice di questa organizzazione, propone incontri con bambine e ragazze delle aree più disagiate della città, durante i quali diffonde un messaggio positivo alle giovani donne indiane: le mestruazioni sono un fenomeno naturale nel corpo femminile, sono sinonimo di salute, non di vergogna o silenzio. Inoltre, ogni sabato si tiene una raccolta in cui chiunque può donare un assorbente che sarà destinato a comunità di donne che vivono lontane dalla città, in condizioni precarie e senza fondi economici per potersi permettere anche beni di prima necessità.

India, volontariato con AIESEC

Safe N’ Happy Periods

Safe N’ Happy Periods mi ha dimostrato come la solidarietà femminile possa dare vita a progetti preziosi come questo, il cui scopo è diffondere consapevolezza e informazione a tutte le donne, per promuovere l’emancipazione e la parità di genere.
Ho osservato da vicino come venga percepita la differenza di genere in India e proprio per questo consiglierei questa esperienza a tutti i ragazzi e le ragazze, soprattutto quelle che, come me, sono stanche di vivere il proprio corpo come una vergogna e sono indignate dai continui episodi di discriminazione e di disuguaglianza che viviamo ogni giorno.

Grazie a questo progetto di volontariato con AIESEC, oggi vivo la mia quotidianità in Italia con la consapevolezza che ricchezza e felicità sono concetti distanti tra loro, molto più lontani di quel che immaginavo prima di partire per questo viaggio.

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