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Volontariato in Palestina

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Volontariato in Palestina.

Pronto ad ascoltare la storia di un nuovo volontario in giro per il mondo? Questo mese Francesco Del Siena ci porta in Palestina!
#iovolontarionelmondo una rubrica fatta con il cuore e condivisa da persone incredibilmente fantastiche.

Destinazione?
La mia destinazione è la Palestina, più precisamente Betlemme, che tutti conosceranno come luogo della nascita di Gesù Cristo, per questo motivo vi sorge la Basilica della Natività, ma che da diversi anni sta vivendo una situazione di enclave, dato che per entrarci si deve attraversare il muro di separazione alto 9 metri con i relativi chek point.

Obiettivo del campo lavoro?
A pochi passi dalla Basilica della Natività, c’è la casa di accoglienza per bambini con gravi disabilità e abbandonati, Hogar Niño Dios, gestita dalle religiose della Famiglia del Verbo Incarnato.
Volontariato in Palestina
Essendo in Palestina non c’è assistenza sanitaria che aiuta questi piccoli “angeli” e la situazione è resa ancora più grave dal fatto che nella società araba avere dei figli disabili è a volte considerato anche come segno di punizione divina per delle colpe che i membri delle stesse famiglie avrebbero commesso; riconoscere quindi di avere parenti handicappati rappresenta un grave limite sociale.
E la casa accoglie questi bambini provenienti dalle zone limitrofe di Betlemme, da Ramallah, Jenin e Hebron, mandati da altri centri che non li possono tenere perché già pieni, o direttamente dalle famiglie, o ancora perché rifiutati dalle scuole che non vogliono pagare insegnanti specializzati a loro necessari.
La situazione giù è questa non si può fare altro che stare con loro, farli giocare, aiutarli a mangiare e a volte portarli a fare due passi nel bel centro storico del paese.
Non ci vuole particolari doti o preparazione, basta essere predisposti a stare con dei bambini speciali che hanno tanta voglia di ridere e farti giocare insieme.
Non si può dormire dentro la casa d’accoglienza perché i posti già sono limitati per le suore e per i bambini (attualmente sono 22).
L’Hogar Niño Dios vive grazie alla Provvidenza, non ha nessuna classe di sussidio né alcuna altra forma di aiuto costante. I bisogni della casa di accoglienza sono non soltanto per i beni primari (cibo, vestiti, pannolini, materiali per la scuola e per le attività ludiche e ricreative), ma anche per l’assistenza medica dei bambini. Loro hanno bisogno in modo costante dell’assistenza di un medico che venga a visitarli e monitorare il loro stato di salute.

Con che associazione sei partito?
Il mio primo viaggio di volontariato in Palestina risale all’agosto del 2012 e la prima volta sono partito con il mio gruppo scout, il Valtiberina 1, eravamo in totale 18 e siamo stati accolti da un mio concittadino Don Mario Cornioli (che oramai dal 2009 svolge la propria missione presso il Patriarcato Latino di Gerusalemme) che aiuta le suore del Verbo Incarnato alla gestione della casa di accoglienza.
Poi da quella prima volta sono tornato giù autonomamente cercando di fare sempre 3-4 giorni di servizio ai bambini.
Volontariato in Palestina
Quanto costa questo viaggio?
Il viaggio se prenotato per tempo non costa molto, da un paio d’anni c’è Easy Jet, il volo diretto costa circa €250 – 300. Volando con Alitalia o EL AL Airlines si parte da €300 a salire fino a €500.
Il transfer dall’aeroporto di Tel Aviv a Betlemme di solito si fa con taxi (ma costa €60) o con un autonoleggio privato. Oppure ci sono bus pubblici che collegano l’aeroporto e Geruasalemme. Poi da lì si deve comunque prendere un taxi. Io di solito affitto una macchina.
Per dormire, con trattamento mezza pensione, si spende circa €30-40 al giorno in una camera singola, poi dipende naturalmente dal periodo.

Cosa bisogna fare prima di partire per un viaggio come questo?
Io tutte le volte che sono andato a fare volontariato in Palestina ho fatto l’assicurazione sanitaria (Allianz Global Assistance) che con €35 si sta sicuri anche per un grave infortuno. Non servono vaccini o altro.
Infine la cosa più importante, prima di vivere una esperienza di volontariato in Palestina, è quella di prepararsi a cuore aperto a ricevere tanto amore dagli “angeli”.
volontariato in palestina

Come ti sei sentito al rientro?
Mi è capitato spesso di partire per alcuni viaggi in modo preparato, leggendo libri o guide o guardando film e anche per questo viaggio avevo fatto lo stesso, ma nulla è stato come me lo immaginavo.
La prima volta che sono arrivato sono entrato a Betlemme a piedi, dato che il pullman che avevamo prenotato non poteva entrare dentro, avevo lo zaino ed è stata una esperienza che difficilmente dimenticherò. Attraversare il muro di separazione alto 9 metri con 18enni che fanno la guardia e nemmeno ti controllano i passaporti come benvenuto non è stato male.
Quello che mi è restato dentro da questo viaggio che considero una esperienza che mi ha cambiato la vita è stato il fatto di sentirmi appagato per quello che facevo, libero dai problemi quotidiani e una volta tornato a casa cambiato.
Cambiato a tal punto che due anni fa, con altri amici che avevano vissuto la stessa esperienza di volontariato in Palestina, ho fondato una associazione che aiuta con donazioni la casa accoglienza e che sensibilizza attraverso iniziative il tema del conflitto israelo-palestinese, l’associazione si chiama Habibi – oltre il muro.
“Habibi” in arabo vuol dire “Amore mio” ed è un saluto che si fa tra persone a cui si è legati e tutti i membri della nostra associazione sono legati a questi piccoli “angeli”.
Dal momento della nostra fondazione, settembre 2013, abbiamo donato una nuova lavanderia, una nuova cucina alla casa e il 2016 ci sarà un progetto molto grande in cantiere.

Sei più ripartito per altre esperienze simili?
Almeno una volta all’anno devo tornare a fare volontariato in Palestina, è più forte di me.
Per adesso sono stato quattro volte e ogni volta ho portato giù nuovi amici per far conoscere le bellezze della Palestina e di Israele e per far conoscere la casa famiglia.
volontariato in palestina
I miei genitori mi chiedono: “Ma cambia viaggio”, poi lo scorso mese sono stati anche loro in pellegrinaggio e hanno capito perché vado giù spesso.
La Terra Santa ti entra dentro e difficilmente te ne liberi e ormai il legame, grazie anche all’amico Don Mario, è forte.

Davvero un’esperienza coinvolgente quella di Francesco! Grazie per aver partecipato alla mia rubrica #iovolontarionelmondo e per aver condiviso la tua esperienza di volontariato in Palestina.

Ci sentiamo a Luglio per un nuovo racconto.
Hai già organizzato il tuo viaggio estivo? Pensa che potresti fare del bene nel mondo facendo la cosa che ti piace di più: viaggiare!

Hai già fatto un’esperienza simile a quella di Francesco?
Contattami e ti intervisterò nei prossimi mesi!

[Photo credits: Francesco Del Siena]