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Perù degli sguardi, ciò che non ti aspetti

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Perù degli sguardi, ciò che non ti aspetti.

Potrei raccontare dell’arcobaleno di colori del cerro Colorado Vinicunca, dei lama rilassati che pascolano tra le rovine di Macchu Picchu, del lento scorrere della vita sulle isole del lago Titicaca; ma gli occhi delle Trabajadoras del Hogar non si possono raccontare, bisogna vederli.

Perù degli sguardi,ciò che non ti aspetti

Illustrazione di Marta Scandali

Atterrati all’aeroporto di Lima, passati per Arequipa e i suoi splendidi palazzi coloniali a ridosso di maestosi vulcani, io e Rudy, la mia dolce metà, siamo saliti al Valle Sagrado fino ad arrivare alla magica Cuzco.

Cuzco offre un’infinità di alloggi e sistemazioni per tutti i tipi di tasche.
Noi per caso o per fortuna abbiamo scelto l’ostello Caith, Centro di Appoggio Integrale alle Lavoratrici Domestiche e rifaremmo questa scelta altre mille volte.
Tramite Perùresponsabile.it siamo venuti a conoscenza di questa fantastica realtà, fondata dalla ormai ultra ottantenne piemontese Vittoria Savio.
Vittoria si è sempre impegnata ad accogliere, istruire e tutelare bambine e ragazze altrimenti destinate ad un futuro di sfruttamento e violenza. Oltre ad offrire protezione e riparo, il centro dà loro la possibilità di lavorare come collaboratrici domestiche all’interno dell’ostello che ospita turisti e viaggiatori.

Il cancello d’entrata non lascia intravedere nulla, sul muro esterno solo la scritta Yanapanakusun-Hogar Caith.

Poi il cancello si apre e ad attenderti c’è un verde, rigoglioso e inaspettato giardino interno, percorso da viottoli in pietra, con una splendida vista sulla città.

Fuori il traffico e il caos, dentro l’intimità e la tranquillità.

L’ostello/albergo è molto carino, curato ed accogliente, le stanze con i tetti in legno spioventi sembrano delle piccole baite di montagna. La nostra camera aveva delle coperte di lana patchwork super calde e addirittura il bagno privato con doccia e acqua calda.

La cucina: accogliente, colorata, piena di pentole appese alle pareti e pentole sui fornelli, ceste di frutta fresca, profumi esotici che riempiono l’aria.
E se arrivi per colazione ad attenderti ci sono splendide tavolate imbandite con succhi freschi appena spremuti, caffè caldo della moka, pane tostato, mate de muña o de coca per il mal di altura e marmellate fatte in casa di mirtilli e aguaymanto.
Quella di mirtilli è strepitosa!

Sei in Perù, lontano migliaia di km, ma ti senti a “casa”.

A occuparsi di tutto (cucinare, pulire, apparecchiare, portare a tavola, chiacchierare, accogliere, sorridere) ci sono loro, le giovani collaboratrici domestiche.

Adiacente all’area dedicata a noi viaggiatori, si sviluppa il centro vero e proprio, con i dormitori delle ragazze, la cucina, i servizi, le aule e gli uffici appositi.
Puoi chiedere di visitarlo, anzi le ragazze ti invitano a farlo, sono orgogliose del loro lavoro e del progetto di cui fanno parte.
Noi non abbiamo resistito e lo abbiamo visitato.
La gentilissima e accogliente Angelita si è offerta di accompagnarci, è lei che si occupa della gestione generale. Visitiamo le camere, le aule, l’infermeria, per arrivare infine alla cucina, la stanza più vissuta, dove le ragazze del centro sfaccendano davanti ai fornelli.

Provengono da varie città, qualcuna dalle campagne, qualcuna da minuscoli villaggi sconosciuti, ognuna di loro ha una storia difficile alle spalle, segnata da abusi, violenza, ignoranza o povertà e tutte sono lì per trovare un riscatto personale, sociale e lavorativo.

Hanno dai 13 ai 17 anni, sono una diversa dall’altra.
Su sollecitazione di Angelita si presentano in modo molto rapido e schivo, descrivendo il piatto che stanno cucinando.
L’atmosfera è un po’ fredda, gli occhi delle ragazze un po’ tristi; non sembrano molto entusiaste di averci lì con loro.
Mi chiedo quale passato burrascoso si celi dietro i loro sguardi.
Allora mi avvicino, e con voce tremante mi presento anche io.
Dato che siamo in tema culinario racconto loro le mie preferenze sulla cucina peruviana: “Adoro la zuppa di quinoa, le empanadas mixtas e ho paura del cuy asado”.
Non so perché ma quest’ultima mia affermazione sul porcellino d’India che qui cucinano arrosto le fa ridere, tantissimo, e il ghiaccio iniziale si scioglie.
“Non puoi avere paura, è buono, si mangia.”
“Il cuy è piccolo, tu sei grande.”

E’ così bello vederle ridere!
Ecco cosa serviva per farle ridere, un qualcosa di buffo.
Infondo sono solo delle bambine.
Davanti ai loro sorrisi io e Rudy ci sciogliamo e allora via con chiacchiere, domande, curiosità, risatine; trascorriamo con loro tutta la mattinata.
E questa mattinata vale tutto il viaggio in Perù.

Viaggiamo per questo, per emozionarci.
E noi abbiamo avuto il privilegio di trovare questa ricchezza, quest’autenticità e questa profondità al Caith.
Soggiornare in questa “casa famiglia” significa entrare in contatto con il vero Perù, conoscere le ragazze che ci lavorano e ci abitano ed ascoltare le loro storie.

I loro occhi nascondono un passato triste, ma ora guardano dritti al futuro e tu, con il tuo soggiorno puoi contribuire a finanziare il loro progetto per una vita migliore!

Informazioni utili.
Situato nella parte alta della città il Caith è raggiungibile in 5 minuti di taxi dalla piazza centrale per un costo di €1/€2.
Le camere doppie in alta stagione (luglio/agosto) hanno un costo di $50 a notte.
Su prenotazione, pagando $15 in più, si può anche cenare: un pasto caldo, genuino, abbondante e ristoratore.
Indirizzo: Pje. Santo Toribio N-4 Urb. Ucchullo Alto N-4, Cusco, Perù