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La Sicilia e il Calatino

La Sicilia e il Calatino.

Quando sono stata invitata al blog tour organizzato dalla SOAT di Catania nei distretti Etna e Calatino, alla scoperta della Sicilia rurale, un nome su tutti si è affacciato alla mia mente: Giovanni Verga…

Ok lo ammetto, io ero una di quelle tipe un po’ masochiste che si godeva in segreto ogni pagina delle sue novelle. Non era tanto la mia predisposizione a sposare le cause di tutti i vinti del mondo, quanto l’autenticità di quello che leggevo, il riuscire a immaginare in modo così chiaro ogni angolo di paese, ogni campo, ogni coltivazione in modo così vivido da poter sentire l’odore del mare, dell’erba bruciata dal sole, degli aranci e dei limoni, la sensazione della terra polverosa sotto ai piedi, del sole sulla pelle… Mi immaginavo una Sicilia lontano dal mondo, lontano dalle logiche disumane… e un po’ ci credevo davvero che il Progresso fosse una macchina distruttrice che pareggia ogni singolarità e unicità a favore dell’omologazione…
la sicilia e il calatino
Lasciato il Pessimismo alle spalle, sono partita alla scoperta dell’area Calatina della vasta provincia di Catania, cullando nel cuore quel ricordo di gioventù. E devo dire che in realtà l’incontro con questa terra straordinaria non è stato molto diverso da un romanzo.

Il profumo della zagara

La Sicilia ha accolto me e i miei compagni di viaggio, in una tiepida sera di maggio con il profumo avvolgente e inebriante dei fiori di arancio.
La Sicilia e il Calatino
Siamo alla Valle dei Margi, l’agriturismo dove abbiamo soggiornato per la tappa calatina del tour. La struttura, tra Grammichele e Caltagirone, è enorme, immersa nel verde e circondata da fantastici aranceti che inondavano la mia camera di essenze rilassanti.

Se hai bisogno di staccare dallo stress della vita quotidiana, questo è il posto che fa per te. Qui ci si può immergere nel paesaggio rurale del Calatino in assoluta pace e tranquillità. Naturalmente per respirare la magia della zagara il periodo ottimale è tra fine aprile e maggio, il periodo della fioritura, quindi direi che sono stata molto fortunata!

Far rivivere la storia

Di segreti questa terra ne cela tanti, uno fra tutti il sito archeologico di Occhiolà che sorge sui colli della contrada di Terravecchia. Questo luogo dal grande valore storico e culturale viene tenuto quasi nascosto, aperto solo una volta all’anno per allestire il presepe vivente. La storia di questo sito è affascinante e misteriosa. Per lo più ignote le sue origini, ma si presuppone che Occhiolà, fondata nel V sec a.C. da popolazioni sicule poi ellenizzate, fosse l’antica città di Echetla menzionata da Diodoro Siculo. Distrutta dai romani nella Seconda Guerra Punica, nel Medioevo diventa un centro di tremila abitanti, per lo più contadini, molto religioso, dove si contano addirittura 9 chiese.
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Ti vorrei invitare a visitare questo sito archeologico, ma temo che lo troverai chiuso ancora per molto tempo. Purtroppo, come spesso capita, ci scordiamo dell’importanza che hanno la cultura e la memoria storica. Occhiolà è ridotta a scenografia per eventi religiosi/folkloristici mentre in realtà è parte della nostra storia, di quello che siamo, e visitarla dovrebbe essere un diritto di tutti. Posso però invitarti a visitare il sito della Fondazione Terravecchia, un’associazione che dal 2012 si impegna per promuovere e salvaguardare la ricchezza del patrimonio archeologico e culturale di questo territorio.

Grammichele

L’11 gennaio del 1693 Occhiolà viene rasa al suolo da un devastante terremoto: la maggior parte dei suoi abitanti, che aveva cercato rifugio nell’eremitorio di Madonna del Piano, muore sotto le macerie.

Dalle rovine di Occhilolà nasce Grammichele, costruita con norme antisismiche molto all’avanguardia per l’epoca. La pianta della cittadina, unica al mondo, infatti, è perfettamente esagonale, per consentire un rapido accesso alle vie di fuga in caso di terremoto, ma anche in omaggio alla meridiana, simbolo di Grammichele. La perfezione architettonica e urbanistica di questa città fa pensare a un luogo utopico, mai avrei pensato che si potesse davvero realizzare una cosa di questo tipo!
La Sicilia e il Calatino
Se ti è rimasta ancora un po’ di curiosità sul sito archeologico di Occhiolà, ti consiglio una visita al Museo Civico, dove si trovano molti reperti di epoche bizantine, arabe e normanne, che testimoniano l’importanza di questo territorio nel Medioevo.
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Viva le donne

La cosa bella della Sicilia è che per una cosa che ti delude ce n’è subito un’altra che ti sorprende in positivo ridandoti fiducia e nuova energia. Ed è così che scopri quante persone amino profondamente il loro territorio e si impegnino ogni giorno con le loro attività imprenditoriali per rendere il giusto omaggio alla loro terra, valorizzandone i prodotti e facendo conoscere i suoi tesori enogastronomici.

L’imprenditoria più innovativa, creativa e green nel Calatino è giovane e… udite, udite… donna! Vorrai scusare il mio entusiasmo di parte, ma la passione e lo spirito di iniziativa che ho trovato nelle donne siciliane è davvero contagioso. Tre esempi su tutti.

Sfillas: è un’azienda biologica fondata da 5 giovanissimi cugini che lavorano grani antichi, come la timilia, per produrre pasta, pane e biscotti. Flavia Iudica, che ci ha accolto nel suo laboratorio, mi insegna che il pane “vero” ha un gusto e un sapore ogni giorno diverso.

Coppoletta: altra azienda a conduzione familiare che produce conserve e marmellate. Alessandra, la titolare, ha 23 anni e tutti i prodotti che lavora provengono dall’azienda agricola di famiglia. Al primo assaggio di carciofini sott’olio ho capito che dietro questo lavoro duro e impegnativo, che la porta ogni giorno a dover spiegare alla gente che i frutti della natura sono stagionali e che questo ritmo va rispettato se si vuole gustare un buon prodotto e non solo riempirsi lo stomaco, c’è una vera e propria passione.

Judeka: è un’azienda agricola che produce vini. Valentina Nicodemo mi insegna che per i vini, come per la vita, ci vuole equilibrio ed eleganza. I suoi vini sono bellissimi anche da vedere, con etichette raffinate e creative. La filosofia dell’azienda mette al primo posto la salute e il rispetto per l’ambiente, la coltivazione delle vigne segue le regole del biologico e la produzione e lo smaltimento passa attraverso energia pulita.

Brave ragazze siete sulla buona strada, una strada verde e buonissima!
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Le vigne

Il Calatino è una distesa di vigne a perdita d’occhio. Mentre le osservo penso ancora alle parole di Verga:

«E cammina e cammina, mentre la malaria vi pesava sugli occhi, e vi scuoteva all’improvviso l’abbaiare di un cane, passando per una vigna che non finiva più, e si allargava sul colle e sul piano, immobile, come gli pesasse addosso la polvere, e il guardiano sdraiato bocconi sullo schioppo, accanto al vallone, levava il capo sonnacchioso, e apriva un occhio per vedere chi fosse: – Di Mazzarò –». [La roba, G. Verga]

Le aziende agricole, soprattutto produttrici vino e uva da tavola, si susseguono lungo tutta la strada che ci porta a Caltagirone.

È una terra baciata dal sole, la Catania rurale. Qui non ci sono troppi problemi di disoccupazione. La terra ha lavoro per tutti, basta amarla.
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Caltagirone

Infine arriviamo alla perla del Calatino: Caltagirone. Il suo centro storico è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità e basta un attimo per rendersi conto di quanto sia unica questa piccola città. La cosa più affascinante di Caltagirone è che è stata un crocevia di influenze artistiche e culturali [bizantine, arabe, genovesi e normanne] delle quali si trovano tracce in ogni muro, campanile, chiesa e maiolica. Sì, le famose ceramiche di Caltagirone adornano tutta la città: il bianco, il giallo, il verde e il blu brillanti scintillano a ogni passo. Lungo la strada che porta alla famosa scalinata, ovunque giri la testa trovi uno scorcio indimenticabile, un quadro da portare nel cuore. Se sei in una buona forma fisica ti consiglio di percorrere la famosa scalinata di Santa Maria del Monte, ma se non lo sei e non te la senti di affrontare questi 130 metri, puoi comunque ammirarla mentre i suoi 142 scalini decorati con preziose maioliche policrome tutte diverse, salgono verso la chiesa. Lo sforzo non è così immane come sembra, anche perché a ogni gradino non potrai fare a meno di scattare foto su foto e quindi potrai riprendere fiato, ma non voglio insistere!
la sicilia e il calatino
Sarebbe incantevole ammirare la scalinata per la festa di San Giacomo [il 24 e il 25 luglio] quando tutti i gradini sono adornati da migliaia di lumini a fiammella viva. Per l’occasione la corrente elettrica viene staccata e a partire dalle 21:30, per un paio d’ore, lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi è quello di una specie di colata lavica che disegna motivi decorativi pazientemente studiati e posizionati. La luminaria è una tradizione che si tramanda dalla fine del 1700 e che ancora oggi è molto sentita dagli abitanti e ammirata da tutti i turisti.

Il mio viaggio nel Calatino finisce qui. Ma il tour prosegue… direzione Etna!