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Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

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Il Ladakh e le sue montagne immense e austere.
Il Ladakh e la sua aria rarefatta, l’odore di spezie e la voglia di sopravvivere.
A qualunque costo.

C’è Asia e Asia e ci sono molti modi diversi di sperimentarla.
Non era il primo viaggio che facevamo in questa parte di mondo, ma era il primo in India, anche se non sono sicura che il Ladakh possa rispondere all’immagine dell’India che, da lontano, abbiamo tutti nella mente.
Come mi ha detto la nostra guida, il nostro amico, Tonyot, se abbiamo deciso di arrivare fino in Ladakh non deve essere stato un caso; «deve esserci qualcosa nel vostro Karma, qualcosa nelle vostre precedenti vite che ci voleva far conoscere e vi ha portato qui, qui da me, nonostante tutto.»
Sì, nonostante tutto.

Perché il Ladakh è difficile anche se ti concedi qualche comfort; è ostinato, lontano, complesso.

Atterri a Leh dopo diverse ore di volo e sei a 3500 metri. Non c’è abbastanza ossigeno per noi e il corpo se ne accorge subito.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

Le prime 48 ore le passiamo a bere tanta acqua, monitorare il sonno, fare piccole passeggiate.
E poi di notte, quando ti stendi a letto, senti che il respiro si fa corto e il cuore batte un po’ più forte di come farebbe a casa.

Se oggi che sono seduta sul mio divano a scrivere questo racconto di viaggio chiudo gli occhi le prime cose che vedo sono i legni colorati dei monasteri arrampicati sulla roccia, gli sbadigli dei bambini monaci durante la preghiera del mattino, l’odore di incenso e cipresso mescolato a quello del tè salato, il Ladakhi tea.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

Terra di buddismo, alte montagne e visi scavati dal vento, il Ladakh è conosciuto anche come Piccolo Tibet. Se si viene qui si scopriranno le tradizioni del buddismo tibetano, si mangeranno momos, i tipici ravioli del Ladakh, si farà trekking e si percorreranno i passi carrozzabili più alti del mondo.

Il nostro viaggio lo abbiamo costruito insieme a Samuele di India Nepal viaggi, affidarsi ai consigli di chi conosce questa terra è utile per tanti motivi, ma anche per gestire al meglio l’acclimatamento con l’altitudine.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

I primi giorni li passiamo visitando la città di Leh e i monasteri intorno alla città.
Ti suggerisco Spituk, Shey, Stok, Thikse e Matho. Poi ci sono il gompa di Hemis e quello di Stakna.
Il monastero di Hemis è una struttura grande e ben conservata con tanto di museo. È un bel monastero, ma la cosa che ci è rimasta più impressa è che il monaco che ne è a capo, Gyalwang Drukpa, abbia ricevuto molti premi, tra cui anche il Guinness World Record per aver fatto opera di sensibilizzazione su tematiche legate all’ambiente e alla pace ed è un appassionatissimo ciclista.
L’altro monastero che ti consiglio è lo Stakna Gompa. È un piccolo gompa arrampicato su una montagna dove, se sei fortunato, potrai conoscerne il piccolo capo: un bambino di neanche sei anni, un rinpoche, un reincarnato.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

Il Ladakh è forte, forte che ti resta dentro senza che tu gli dia il permesso e si fa spazio tra i tuoi pensieri di tutti i giorni per ricordarti che lui è lì, dentro di te, nei tuoi occhi.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

La luce e i cieli della Nubra Valley, i riflessi del Lago Pangong Tso, l’incenso dei monasteri, le bandiere con le preghiere buddiste che si scompigliano al vento e nel vento si perderanno per sempre, i visi dei monaci e delle donne sedute per strada che vendono frutta e verdura, i cani, le mucche e gli asini che camminano lenti e le nuvole che corrono sopra le montagne.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

Julay ci dice Tonyot la nostra guida, il nostro amico quando ci vede la mattina.
Buongiorno a un nuovo giorno, grazie per il trekking in mezzo all’Himalaya, grazie per quell’immensa sensazione di felicità di avercela fatta a fare quel passo solo con la forza delle nostre gambe. E grazie anche alla ragazza di Yangtang che ci ha accolto a casa sua, nella sua cucina e ci ha preparato il riso e il Ladakhi tea con latte e burro.
Grazie per averci fatto cucinare tutti insieme, il pomeriggio intorno al contenitore pieno di verdure in mezzo al nulla, senza nulla se non la nostra compagnia per passare il tempo.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

Abbiamo imparato i mantra, om mani padme hum, provato a meditare, cercato di riconoscere i Buddha, le preghiere.
Annusato l’incenso nell’aria, ascoltato i canti con gli occhi socchiusi perché arrivassero meglio, là in fondo.

Julay a tutti i monaci che ci hanno sorriso, a quelli che hanno cercato di parlare con noi anche se parlavamo lingue diverse.
Grazie al piccolo bambino rinpoche che abbiamo conosciuto e che ci ha benedetto con quella mano piccola e incuriosita.
Julay per ogni giorno, per ogni momento, anche i più complicati perché adesso che siamo tornati abbiamo nel cuore una cosa così forte che solo chi ha l’Hymalaia nello stomaco può capire.

Ladakh. Julay, buongiorno a un nuovo giorno

È solo un arrivederci.

Julay Ladakh.
Julay.